Il ricordo di Adolfo della Nobilissima Parte de Sopra

In più di mezzo secolo di Calendimaggio, nessuno può ormai dire quanti musici hanno carezzato le corde di un liuto, profondendo note d’amore e di speranza nel tempo di primavera.
Ma solo Adolfo ha la forza di liberare un sogno in grado di sopravvivere all’alba del nuovo giorno, al maggio, alle stagioni, all’età, al tempo.
Nell’impugnare lo strumento ha una postura che lo porta ad avvicinare il liuto al petto e nel suo gesto ampio e magistrale fa vibrare le corde tese e distese su un antico legno, muove le corde trama e ordito di un cuore grande.
Tanto è unico e straordinario da fuggire ogni convenzione e luogo comune, da farci dubitare anche della certezza che i grandi strumentisti sono tali quando la musica ha un’anima, la loro anima.
Con Adolfo l’assunto è rovesciato. E’ la sua anima ad essere musica ed un simile pensiero si può ben dire più fedele al vero.
Sembra un gioco di parole ma viene proprio naturale declinare sulla persona i tanti attributi spesso riservati alla musica, solo alla musica.
Perché il suo carattere è segnato dal ritmo e la sua natura volta all’armonia, un buon motivo ha la sua vita e sono un suono le sue parole quando si apre all’amicizia con generosi accordi. Un concerto da sentire e del sentire.
Non attendiamo una fine che non c’è stata, non c’è, non ci sarà. Tributiamogli un applauso a scena aperta ed aperta sia sempre una porta.
Un caro saluto a Patrizia, Goffredo, Gabriele ed insieme a loro salutiamo Adolfo. Allo stesso modo salutiamo Adolfo, con lo stesso affetto salutiamo Adolfo.
Come si saluta chi va ma torna, così, rapidamente. Come chi c’è e tra noi rimane, così, felicemente. Nulla più, così, semplicemente.
Oggi ci siamo. Con te e per te Adolfo.

Assisi, dicembre 2009